La crociata dei media (le iene, la 7, etc.) contro le slots: sì alle leggi chiare, no ad uno Stato “paternalistico”

Ci eravamo occupati della lotta al gioco compulsivo, e dei “limiti del Decreto Balduzzi”, in tempi decisamente non sospetti, e prima che i media riservassero questa attenzione così “morbosa” nei confronti del gioco legale, ed in particolar modo delle sale slots; ed avevamo espresso come il decreto in questione fosse carente proprio dal punto di vista “preventivo” delle possibile patologie compulsive, mancando di un istituto presente in altri paesi a noi prossimi (come la Francia o la Spagna) in cui era stato introdotto l’istituto dell’interdizione volontaria dai giochi (per chi fosse interessato consigliamo di leggere questo articolo qui); tale aspetto, è stato poi affrontato anche da un servizio delle Iene in cui un giocatore compulsivo, anonimo per l’occasione dell’intervista, invitava appunto lo Stato ad introdurre strumenti di “disincentivazione dal gioco” (utilizzando un termine poco tecnico, ma sicuramente rispondente al tema da noi allora trattato).

Sinceramente abbiamo seguito, e continuiamo a seguire con attenzione, tutto questo clamore mediatico che si è formato intorno al settore, e riteniamo la proposta dell’anonimo giocatore, uno dei pochi punti “interessanti” di questa mobilitazione quasi “religiosa” contro il gioco legale in Italia. Ovviamente spunti interessanti ce ne sono stati, ma vi sono state altrettante (se non più) esagerazioni, sia nel riferire il fenomeno, sia nel valutare l’entrata erariale dello stato rispetto al “volume di gioco” (ed è appunto questo il punto rapportare l’entrata erariale al volume di gioco è come rapportare patate con piselli, che come insegnavano alle elementari non è possibile), dimenticando che per ogni gioco, slot incluse, esiste una percentuale di payout sancita dalla legge, e che pertanto per avere una corretta proporzione bisognerebbe parametrare le entrate erariali al volume di gioco, decurtato della percentuale di payout (od in italiano tasso di redistribuzione, ovvero la percentuale del giocato che viene redistribuito sotto forma di vincita). Ma andiamo con ordine.

Il problema del contingentamento e la collocazione “urbanistica” delle slot machines.

Un dato, segnalato dai servizi in materia, è decisamente incontrovertibile: la proliferazione delle slot machine e delle sale slots è sotto gli occhi di tutti. Ma ancora una volta il metodo per censurare questo fenomeno, non ci sembra sia quello di vietare (d’altronde l’introduzione del gioco legale, sia nei luoghi territoriali che online, avviene proprio per adeguarsi a normative europee volte al contrasto al gioco “illegale” o non autorizzato), bensì quello di regolamentare meglio un settore decisamente sensibile, magari approfittando di tutte (e non solo di alcune… come è avvenuto in Italia con l’assenza dell’interdizione volontaria dai giochi) le raccomandazioni emerse dal “Green Book sul gioco d’azzardo”, lavoro conclusivo della Commissione Europea in materia e disponibile in tutte le lingue dell’Unione, come canovaccio per la regolamentazione in tutti i Paesi. A nostro avviso, sarebbe decisamente meglio, stabilire aree appositamente dedicate alle sale slot, ed evitare che queste siano presenti nei centri urbani; già evitare che possano insediarsi da un punto di vista urbanistico, all’interno dei centri storici o dei centri abitati, costituisce una “barriera all’ingresso”; evitare che siano presenti in ogni tabacchi ed ogni bar è ovviamente un gesto di civiltà, e comporta una minore accessibilità da parte di un’utenza “povera” a questa tipologia di giochi. Per intenderci, noi saremmo propensi ad una revisione del contingentamento delle slot sia per quanto riguarda il numero sia per quanto riguarda la collocazione che esse hanno. Una collocazione delle sale slot, in aree periferiche, magari come accade alle sale bowling, avrebbe il duplice vantaggio di creare zone ricreative ad hoc, e di non “invitare” l’avventore occasionale, che quindi porterebbe il resto della spesa a casa, senza rischiare di dilapidarlo sperando in una rapida fortuna.

Ma come sembra, il problema è quindi regolamentativo: piuttosto che vietare, ripetiamo, occorre regolamentare, e magari regolamentare meglio, affacciandosi su quei mercati che hanno da più anni esperienza in tal senso, riproducendone e magari migliorandone, adattandoli alla propria condizione territoriale specifica, quei provvedimenti che di questo specifico settore si occupano.

Le slot machines da bar: un settore che occupa 190.000 addetti. Tutti criminali?

Certo il settore del gioco è sicuramente tra quelli più appetibili da parte delle organizzazioni criminali, e spesso le Procure della Repubblica disseminate per l’Italia hanno dimostrato in modo inequivocabile, come infiltrazioni criminali vi siano all’interno del settore. Sicuramente, quindi, alla prova dei fatti, il sistema delle concessioni, con la propria struttura dai produttori, ai noleggiatori, ai locali finali ha dimostrato di essere permeabile e di non essere proprio infallibile. Ma da qui a dire che la maggior parte del sistema, un sistema che occupa 190.000 addetti, come spesso si è sentito nei servizi mediatici, sia in mano alla criminalità, crediamo ci sia uno iato insormontabile. Ma quantunque fosse anche solo una percentuale minima, coloro che lavorano nella legalità, questa cattiva pubblicità mette in difficoltà proprio coloro che rispettano la legge, le proprie famiglie, i propri figli, che a seguito di questi incalzanti servizi potrebbero essere additati, discriminati, emarginati, del tutto ingiustamente. Crediamo che salvaguardare la reputazione di coloro che nelle maglie della legalità hanno scelto un settore, regolamentato dallo stato, senza farne dei fuorilegge solo in virtù di una superiorità “etica” di qualcuno rispetto a qualcun altro, sia assolutamente un compito imprescindibile proprio di quei media che questi servizi mettono in onda.

Pertanto ancora una volta è una questione di regolamentazione e di norme giuridiche: correggere dal principio, con una normativa più stringente ed una sistema, magari differente da quello attuale, la struttura che va dai produttori concessionari alla catena distributiva, serve ad evitare di gettare via il bambino con l’acqua sporca, per dirla in modo colloquiale.

Gli indizi della “crociata”: esperti e tecnici dell’AAMS mai intervistati, informazioni “parziali” e fuorvianti, assenza di ingegneri elettronici tecnici del settore.

Una cosa ci è apparsa chiara fin dall’inizio: i servizi andati in onda, hanno un taglio “etico”, di censura nei confronti del fenomeno del gioco, indipentemente dalla fondatezza o meno delle informazioni di cui questi servizi sono “inframmentate”. Ed infatti la maggior parte delle questioni sono affrontate per accenni, con frammenti di verità, che in quanto tali, danno spesso una visione parziale del fenomeno; visione “parziale” che è di conseguenza, anche semanticamente, “di parte”. Se prendiamo ad esempio la questione dell’evasione fiscale nel campo delle slot machine, molto spesso si è accomunata la presenza di slot illegali con schede “clonate”, che è un vero e proprio reato, dalla possibilità di evadere staccando la spina di una slot, e quindi disconnettendola dal sistema telematico. Orbene quest’ultimo caso ci sembra decisamente fantasioso e procediamo in merito con un esempio intellegibile alla maggior parte degli utenti che abbiano usato un computer connesso ad una rete locale. Nel momento in cui tutti i computer sono accesi e connessi alla rete, esiste un apparecchio denominato “hub” che smista le connessioni tra i computer e che segnala con piccoli led verdi opportunamente numerati i computer connessi; quando uno di quei computer viene spento, o discollegato dalla LAN, la luce corrispondente dell’HUB si spegna, segnalando così in modo inequivocabile l’assenza dell’host in questione dalle comunicazioni di rete. Orbene se questo semplice sistema è presente in una qualsivoglia rete, domestica od aziendale, possibile che non ci sia un segnale di spia omologa che segnali all’AAMS quando una slot è stata scollegata?

Noi, anche spulciando tra le circolari presenti sul portale dell’AAMS, siamo sicuri che la questione non sia così semplice, e che una slot una volta scollegata debba seguire un percorso di “comunicazione” con l’AAMS, per stabilirne lo stato (dismessa, in riparazione, etc), e questo stato, da quanto abbiamo capito non può durare oltre un numero prestabilito di giorni, o di ore, dopodichè ai fini della “tassazione”, anche se non collegata alla rete essa viene considerata “funzionante” e con un volume di gioco pari a quello indicate in apposite tabelle AAMS, derivanti da una media ponderata del volume di gioco.

L’assenza da questi servizi dei media, di esperti ingegneri informatici o di responsabili dell’AAMS, che precisino quali sono le effettive possibilità di manomissione degli impianti, a nostro avviso è decisamente “sospetta”, o quanto meno di parte. Ancora una volta si fa di tutta l’erba un fascio: equiparare una slot con una scheda clonata, ad una slot scollegata, significa ingenerare nel pubblico il convincimento che chiunque, anche il gestore della sala più ligio al proprio dovere di cittadino, abbia a disposizione un metodo semplicissimo per evadere le tasse, che in realtà non ha. Siamo di fronte ad una “crociata” di tipo etico.

 Gli italiani: un popolo da sempre sotto tutela di uno “Stato Paternalistico”

Dalle conclusioni a cui giungono i servizi dei media contro il gioco e le slot machines ci appare chiaro, che noi italiani siamo un popolo di inetti, di persone che non sanno opporre la propria volontà agli eventi, di persone che vanno sempre indirizzate per la strada giusta, e che senza questo indirizzo si rovinerebbero come Lucignolo nel Paese dei Balocchi; siamo tutti come Lucignolo: “incontinenti”, incapaci di resistere alle tentazioni, ed incapaci di trarci di impaccio dinanzi alle difficoltà, sempre alla ricerca del pastore che ci guidi; un branco di pecore tutte di nome “Lucignolo”.

Orbene, chiedere di essere trattati come gli “anglosassoni” che hanno oneri ed onori della propria libertà, forse sarebbe chiedere troppo; ma chiedere gli strumenti giusti, affinchè ciascuno abbia la possibilità di esercitare la propria libertà nel rispetto di quella degli altri, ci sembra il metodo migliore per consentire a ciascuno di muoversi in un ambito di libertà e di legalità. Ripetiamo ancora una volta: lo strumento dell’interdizione volontaria dai giochi è lo strumento principe, che rispetta la libertà dell’individuo e la sua intelligenza nell’autodeterminarsi, anche quando si fosse in presenza di un problema di natura patologica. Trattare invece da potenziali “malati” tutti i fruitori dei giochi di sorte è un’atteggiamento di uno “Stato Paternalistico”, che come si sa, in filosofia, è una delle degenerazioni possibili dello “Stato Etico”, e neanche la peggiore.

La china su cui si procede in questo senso è assai pericolosa, per chi conosce la storia…

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