La lotta al gioco compulsivo: il Decreto Balduzzi ed i suoi limiti per l’assenza dell’interdizione volontaria dai giochi

Gampling-compulsive0Orama dal 1 gennaio 2013 è in vigore in Italia il cosiddetto Decreto Balduzzi, ovvero il decreto legge 13 settembre 2012, n. 158 coordinato con la Legge di conversione 8 novembre 2012, n. 189, che contiene, tra le altre, anche disposizioni in materia di giochi d’azzardo sia online che offline. L’intento delle disposizioni di legge ivi contentute è quello di proporre ai giocatori una informativa “trasparente” sulle probabilità di vincita, in modo da evitare ogni possibile fraintendimento sulla possibilità di diventare “Milionario” con il gioco; quello di contrastare efficacemente il gioco minorile, anche attraverso formule di divieto obbligatorie anche nelle esposizioni pubblicitarie; e quello di sensibilizzare la platea dei possibili giocatori contro il rischio derivante dall’eccesso di gioco, che in tutto il mondo viene chiamato “gioco compulsivo” (o meglio in inglese, “compulsive gambling”), e solo da noi “ludopatia” (termine decisamente poco adatto, data la radice semantica del termine che includerebbe, a rigor di logica, anche i malati di “Risiko”, o di “Monopoly”, o di videogame).

Il Decreto Balduzzi, almeno nella parte destinata ai giochi d’azzardo, nasce dallo studio europe condotto dall’Unione Europa sul settore, e conclusosi nel marzo del 2011 con la stesura del “Libro Verde” sul gioco d’azzardo (per chi fosse interessato basta ricercarlo in google e si potrà scaricare direttamente in PDF la versione in italiano del testo europeo), che ha avuto il pregio di dare il via all’armonizzazione del settore dei giochi (soprattutto online) nei Paesi dell’Unione, e quello di fungere da stimolo per una nuova normativa in materia di tutela dei minori, di pubblicità ingannevole, e di contrasto al gioco compulsivo.

Tuttavia a nostro modo di vedere, il Decreto Balduzzi, in merito, è decisamente un buon punto di partenza, ma ha perso una grande occasione, soprattuto in materia di “interdizione volontaria dai giochi”. Allo stato dei fatti sembra che l’unico effetto che abbia avuto la normativa italiana sia stato quello di inserire all’interno delle pubblicità una serie di formule di avvertimento obbligatorie; insomma sembra davvero che gli effetti che possa sortire non siano affatto differenti da quelli delle “controindicazioni farmaceutiche” (scritte anche nelle pubblicità televisive in modo minuscolo ed illegibile anche per la velocità dei frames) e quelle relative alle indicazioni dei danni del fumo sui pacchetti di sigarette.

In altri Paesi Europei, invece, ad esempio in Francia ed in Spagna, paesi in cui stanno cominciando da meno tempo la procedura di liberalizzazione dei giochi, hanno introdotto lo strumento citato per il contrasto al gioco compulsivo, ovvero l’interdizione volontaria dai giochi. Si tratta, a nostro modesto parere, di un espediente efficace sopratutto perchè consente di intervenire non solo al diretto interessato (che quasi mai ammetterà da solo di avere un problema di gioco), ma soprattutto alla famiglia in cui questo è inserito. Basti immaginare quale potere persuasivo possano avere mogli, mariti, figli o genitori nei confronti di un congiunto, per intimargli di adire la strada della volontaria interdizione. Il Decreto Balduzzi, non introducendo questa modalità di tutela, ha gravato forse eccessivamente le ASL, nelle sezioni dei SERT, con compiti che intervengono quando oramai è “troppo tardi”; quando un giocatore compulsivo si dovesse rivolgere alle ASL, probabilmente potrà “guarire”, ma la propria rete di relazioni sarà sicuramente già compromessa: in altre parole il Servizio Sanitario Nazionale si troverà dinanzi un’emarginato.

Solo per completezza, e per comprendere concretamente come l’interdizione volontaria dai giochi funzioni in Francia, basta dire che presso il Ministero dell’Interno vengono tenuti dei registri aggiornati, in cui presso le singole caserme della polizia, i giocatori che si ritengono a rischio possono iscriversi; queste liste vengono aggiornate periodicamente e comunicate sia agli operatori online (che in Francia al momento sono solo poker e scommesse sportive, essendo ancora vietati i casinò), sia alle sale da gioco territoriali. Ovviamente, essendo una interdizione volontaria, nulla osta al giocatore di chiedere la rimozione dai registri; ma ovviamente essendo una procedura “burocratica” e poco immediata, crediamo davvero che questa possa essere un buon deterrente per chi non riesce a prendere il gioco d’azzardo per quello che è: ovvero solo un gioco, magari anche divertente se praticato con moderazione e saltuariamente.

 

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)
La lotta al gioco compulsivo: il Decreto Balduzzi ed i suoi limiti per l'assenza dell'interdizione volontaria dai giochi, 10.0 out of 10 based on 1 rating